10° Master Sport & Sports - Cicli Varsalona Master Mountain Bike UDACE


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Nonno Arnaldo

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Orago - 21 febbraio 2010

Undicesima tappa.


Dal libro “Cuore” liberamente tratto da un poeta

Nonno Arnaldo


“Allora com’è con la benzina?”

Mi giro e mi trovo di fronte un signore dal portamento distinto, con a tracolla una macchina fotografica, sul viso un mezzo sorriso enigmatico, brizzolato nei capelli e di età oscillante tra i 60 / 70 anni. Per me è un signor sconosciuto e li per li rimango un po’ perplesso poi lo guardo in modo interrogativo?...lui, quel signore, intuendo il mio disagio mi spiega il perché di quella domanda:
“sa, domenica scorsa, l’ho sentita lamentarsi d’aver finito anzitempo la benzina e così ora mi sono permesso di chiedere se di benzina ne ha a sufficienza per terminare la gara”.

Io, che nel frattempo stavo approntando la bici per la gara di ciclocross, lo guardai con noncuranza e sorridendo dissi:
“c’è, c’è, vedrà che ce né a sufficienza”

Ed anche Lui, sorridendomi disse:
“bene, bene, ci vediamo dopo”.

Al termine della gara, mentre me ne stavo mogio, mogio, accanto alla mia macchina intento a cambiarmi, me lo ritrovo davanti con il suo solito sorriso

“e la benzina?”

Io un po’ infastidito- la gara non mi aveva per niente soddisfatto e anche il risultato era stato alquanto deludente, lasciandomi un po’ nervosetto- stai attento che questo signore si sta divertendo prendendomi per i fondelli?.....gli risposi:
“finita anche oggi!”

Gli girai la schiena senza dargli la possibilità di replicare con qualche battuta spiritosa.
La domenica successiva lo rividi, si aggirava tra i presenti alla gara, teneva tra le mani delle buste da lettera che mi imposero delle domande: ma chi è? Cosa ci fa in mezzo a noi? Che interesse lo muove? Chissà cosa vuole…..?
Stavo rimuginando sui motivi che ogni domenica lo spingevano in mezzo a noi, quando me lo vedo venire incontro: eccolo! Adesso mi prende ancora per i fondelli. Chissà, forse lo hanno messo al corrente che a me piace scherzare su tutto e con tutti e Lui ne vuole approfittare.
Stavo già pensando a una risposta sibillina quando mi sento apostrofare nel modo più gentile che una persona per bene potesse fare:
“mi scusi, non ho benzina da regalarle ma mi sono permesso di farle alcune fotografie e vorrei dargliele, sempre se sono di suo gradimento.”
Forse fu quel suo modo - cosi disarmante - che mi colpì, tanto che non seppi dirgli di no; le guardai e mi piacquero, gli chiesi il costo e sollecitamente misi mano al portafoglio. Lui, un po’ stupito mi guardò e rimase senza parole con un’aria contrita quasi d’offesa dipinta sul volto poi proferì parola:
“guardi che forse mi ha frainteso, mi devo scusare, ma darle queste foto è per me un piacere e se lei le accetta è un piacere ancora più grande anche perché, avendo io l’hobby della fotografia, mi piace immortalare le performance di ragazzi che sanno vivere lo sport in amicizia e allegria ed anche se non tutti si possono definire all’anagrafe - ragazzi- lo spirito è quello e vi rende simpatici in un contesto sportivo che anch’io condivido.”
Mi sentii un po’ a disagio, forse perché non me l’aspettavo (non è peccato pensare che fare foto comporta una spesa o no…?) comunque lo ringraziai e lo aiutai nell’ individuare altri atleti a cui aveva scattato delle foto, solo che tutti chiedevano di pagare il disturbo ma Lui impassibile, con un mezzo sorrisetto sulle labbra, rispondeva:
“non lo faccio per guadagnarci ma perché per me è un piacere” e non ha mai permesso a nessuno di pagarlo.

Questo fu il mio primo impatto con un personaggio che mancava al nostro movimento, un personaggio retrivo al protagonismo, ma nello stesso tempo protagonista attivo.
È Lui che ogni domenica immortala con il suo flash momenti di orgoglio sportivo ed anche immagini di tenerezze, di sorrisi, di espressività gioiosa figlia del positivismo estremo.
È Lui che, alla domenica, moderno “Diogene” gira in mezzo a noi, la sua lanterna è la busta che contiene le foto scattate la domenica precedente; la sua ricerca non è solo l’uomo ma ciò che l’uomo può dare e cioè: amore e amicizia. Fa tenerezza vederlo elargire, oltre alle foto, qualche piccola carezza sui volti di ragazzini, di belle signorine e (perché no?) anche sulle gote di mature signore. Senza volerlo, il nostro nonno è diventato l’attore non protagonista del ciclocross.
Ed è stato seguendolo su questo sentiero che in poco tempo si è creato un rapporto di amicizia che ha svegliato la voglia d’approfondire la sua conoscenza.
Rispettando il suo privato (condizione primaria per un rapporto duraturo) mi informai dove aveva la residenza e un mattino gli feci la sorpresa suonandogli il campanello di casa in quel di “Sesto Calende”.
Erano le ore 10 e Lui se ne stava ancora tranquillamente in pigiama ma mi accolse con gioia. Per prima cosa si assicurò che la Palmerina fosse al sicuro dentro il pianerottolo della rampa delle scale poi, mi fece accomodare in soggiorno scusandosi perché doveva sbrigare un’incombenza con la sua signorina. Non potei fare a meno di uscire con una esclamazione di stupore: signorina ? e magari anche bella ! Lui ridendo disse “aspetta, aspetta”…..
Mentre aspettavo mi tolsi il caschetto, mi pettinai con le dita della mano, lisciai l’abbigliamento da corridore tanto da sentirmi più presentabile.
“Ecco la mia signorina nonché padrona del mio tempo”
Sorpresa…?! la signorina che, con passo felpato, varcava la porta della camera da letto era una “gattina” che reclamava la colazione. Avevo pensato male, però, mi sentii più sollevato e glielo dissi scherzandoci sopra: “sai Arnaldo che avevo pensato a una signorina a 2 gambe ? e mi era sorto un dubbio… ma non è che, alla tua età, può essere pericoloso? Ma ora che ho visto quell’esserino che divide con Te la camera mi sento più tranquillo”. Lui, ribattè dicendomi che non bisogna mai porre limiti alla provvidenza e alle risorse umane però preferiva avere come compagna quella signorina a 4 zampe.

Ma queste battute diedero la stura ai suoi ricordi e mi raccontò dell’amore che lo ha sempre legato a sua moglie. È meraviglioso sentire il descrivere un sentimento che ancora vive nel proprio profondo. Sentire raccontare di una vita vissuta in simbiosi con la persona amata, cogliere nell’incrinarsi della voce il dolore e la nostalgia per averla persa anzitempo. Mi ha impressionato la delicatezza con cui passava la mano sugli oggetti che avevano riempito la loro vita di sposi felici e mentre mi mostrava la foto di sua moglie (una bellissima donna) una lacrimuccia gli rigava la guancia. Fu molto commovente forse troppo visto che, ci lasciò ambedue senza parole per un breve lasso di tempo.
Senza volerlo, si era lasciato prendere dai ricordi anche perché, ancora troppo vivi nella sua memoria: era solo un anno che sua moglie l’aveva lasciato causa un male incurabile. Poi il pudore ebbe il sopravvento si ricompose (chiedendo scusa) e mi fece visitare la sua reggia: un modesto appartamento per persone non certamente schiave del fasto e del lusso. Mi piacque constatare che Arnaldo amava la lettura e che nella sua biblioteca facevano bella mostra libri di letteratura classica misti a quelli di cultura generale.
Sulle pareti del soggiorno non mancavano i quadri, non ho visto se di autore o di valore (in questo campo non sono certo uno “Sgarbi”).
Mi avvicinai all’angolo delle fotografie che a me piacciono molto di più, anche perché, generalmente, riflettono scampoli di vita vissuta. E forse fu per questo mio modo di vedere che fui attratto dalla foto di 2 bambini soprattutto dai tratti somatici e dal colore della pelle: si vedeva chiaramente che non erano il ritratto di europei. Gli chiesi dove le aveva trovate e Lui mi spiegò che erano i suoi bambini, che erano il frutto di un desiderio di sua moglie la quale era stata da sempre colpita dalla indigenza di popoli sottosviluppati che purtroppo facevano pagare ai propri figli un’atavica arretratezza.
“sai cosa mi disse?: Arnaldo perché non contribuiamo anche noi a stemperare l’egoismo del mondo adottando 2 bambini a distanza ? mi era così cara e preziosa che non seppi dirle di no e ancor’oggi mi sento orgoglioso per quella scelta votata al bene”.

Era quello un lato umano che ancora non conoscevo di Arnaldo. Fu un lampo a ciel sereno ma che lacerò il buio della diffidenza che inconsciamente divide gli uomini e il suo tuono era il muro che cadeva davanti a noi e che faceva ostacolo al nostro comune vedere e apparve quel sentimento (il bene) che troppe volte per un falso rispetto umano non lasciamo emergere da quel mare d’amore che è insito in noi.
In noi umani (di più il maschio) domina la prerogativa di nascondere i sentimenti belli e semplici dietro la cinica scorza di persona dura.
Tutto ciò che si esprime con la genuinità di un cuore bambino ci mette in difficoltà, ci fa apparire sciocchi e creduloni e troppe volte ci trova indifesi e nudi alle cattiverie della malizia umana.
Io, quel mattino mi trovai di fronte un “uomo” che rispecchiava il mio modo di intendere la vita e cioè: provare gioia nel mettere il nostro talento a disposizione degli altri sia nel sociale come nello sport. Però quello che più ci accomunava era: la tristezza e il dolore, nel constatare quanta indifferenza c’è verso la sofferenza di creature innocenti che hanno una sola colpa: essere nati in un paese povero e arretrato.
Mi raccontò, per filo e per segno, come acconsentì al progetto della sua cara moglie, di come avrebbe voluto fare molto di più e lo avrebbe fatto con gioia se non si fosse trovato solo e angosciato.
“Vedi Gregorio, quando ti viene a mancare la persona che più ti è cara anche il tuo vivere perde importanza, diventi un sacco vuoto e senza più niente dentro, ti ritrovi ad essere meno di uno straccio per pavimenti. È una lacerazione che anche se il tempo la rimargina un poco è una fessura aperta che sanguina sempre e solo il conoscere e frequentare gente, come ho trovato io nel vostro ambiente, mi ha permesso di ritornare a vivere un po’ più serenamente.”
Ci lasciammo con l’augurio che la nostra reciproca conoscenza trovasse gli spunti per poter vivere una sempre più sincera e serena amicizia.
L’amicizia, caro Arnaldo, se non è coltivata non sarà mai un sentimento che può dare frutti. E visto che il nostro mondo qualche cosa di buono lo sa tirare fuori dobbiamo credere che il nostro orticello è concimato non solo di buone intenzioni.
Ne è la riprova la “velina” alias “Silvia Barbero” che raccogliendo il testimone (moralmente passatogli dalla moglie di Arnaldo) e con la cooperazione di alcuni amici della Mountain Bike consegnò (a una premiazione del Master Sport e Sport) ad Arnaldo, una busta vuota di fotografie ma con la cifra di Euro 300 che gli permise una nuova adozione a distanza di una bambina dello Sri Lanka dal nome: Sacithra Dilini Uswetakeiyawa di anni 9.
Dicono che le cose belle difficilmente si possono ripetere nell’arco di breve tempo ed invece causa la commozione di Arnaldo alla premiazione e il suo relativo ringraziamento, sul sito di Catizzone, ci fu un seguito in crescendo.
Massimo Valsesia, chattando sul sito di Carmine, leggendo il breve scritto di ringraziamento, un po’ per le parole espresse un po’ per il gesto di quegli amici, si commosse al punto tale che mise in cantiere il proseguo del desiderio (questa volta espresso dal nostro fotoreporter) per effettuare altre adozioni a distanza.
Io sono testimone oculare, mai avrei pensato che nei ciclocrossisti ci fossero animi cosi sensibili a questo problema.
All’inizio assecondai Massimo con un certo pessimismo, invece ne venne fuori una gara di solidarietà che permise di fare altre 2 adozioni a distanza dando a Massimo Valsesia la non piccola soddisfazione di superare gli amici della Mountain Bike per 2 a 1 ma soprattutto sentirsi fortemente “parte attiva” in questo disegno di umana bontà che, il nostro fotografo della domenica, porta avanti con sempre più entusiasmo anche perché si sente protetto dall’amicizia (oramai consolidata) che molti del nostro mondo gli dimostrano, con i fatti, alla Massimo Valsesia.

Una cosa è certa: Tu, caro Arnaldo non sarai mai un campione del pedale (anche se ogni tanto, quando non te la fai rubare, scaldi i mozzi della tua Mountain Bike) però, caro amico, lasciatelo dire da uno che crede nei valori dell’amicizia: l’impronta che hai lasciato nel nostro mondo di sportivi della domenica non ha meno valore di quella dei campioni che hanno fatto la storia dello sport in generale.
Potrei chiudere questa tappa con la firma di tutti quelli che ne condividono i contenuti ma ci vorrebbe lo spazio (penso più di un foglio) di uno scritto denominato “la tappa dei buoni.”

Gregorio Sottocorna


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